Prima per "Rivoli 15", poi per il "Corriere" e "Luna Nuova", ho documentato con fotografie vari articoli inerenti alla presenza dei Rom sul territorio; in seguito ho iniziato ad estendere questa mia ricerca alla presenza dei più diversi gruppi etnici, realizzando questo reportage fotografico sul tema: "Sguardi Venuti da lontano".
Sulle rive del Po Emilio Salgari sognava l'Asia, l'Africa e immaginava i volti dei personaggi da immortalare nei suoi romanzi. Cent'anni sono passati, e oggi i volti dei suoi personaggi li troverebbe sul tram, nei bar, al lavoro o sulle rive del fiume ove lui sognava.
In tempi non tanto remoti, a Palazzo Madama, il Re d’Italia con Cavour trattava gli affari di stato parlando uno stretto e genuino dialetto piemontese, e in Torino, per strada, al massimo si incontrava qualche "campagnolo" arrivato dalla provincia per vendere i suoi prodotti.
Col tempo, seguendo una logica ed inevitabile espansione demografica, dovuta alla repentina industrializzazione, si sono inseriti uomini, dialetti e usanze provenienti delle varie regioni italiane.
Oggi nel 2008, vediamo le nostre città divenire multietniche; in esse vivono africani e asiatici approdati in Italia per accaparrarsi un qualsiasi lavoro. Lo stesso successe nell'immediato dopoguerra a molti italiani, i cui figli oggi sono Torinesi o Piemontesi a tutti gli effetti.
Purtroppo molti extracomunitari sono clandestini e vivono di espedienti, mettendo in cattiva luce quelli regolari che hanno investito tutti i loro averi per aprire negozi, laboratori ed attività, e che stanno portando usanze e sapori dei loro paesi in un Piemonte che stenta ad accoglierli.
In questo piccolo reportage fotografico ho cercato di documentare alcuni momenti della loro vita: religiosità, feste, lavoro, cultura, onde far conoscere attraverso le immagini alcuni momenti ed aspetti di questi nuovi ospiti "regolari".
Certamente questi nuovi "volti" hanno od avranno dei figli che saranno cittadini italiani, ma già da ora i nostri figli non si stupiscono più di tanto se alcuni compagni di banco hanno tratti somatici asiatici o africani, e nemmeno del fatto che a volte tentino di parlare piemontese.
Torino, febbraio 2008 |
Non è trascorso tanto tempo da quando Torino ha occupato le prime pagine dei media con i fatti del quartiere San Salvario. E come sempre più spesso accade, gli avvenimenti si trasformano in notizie che oltrepassano l’informazione "pura" per diventare speculazioni giornalistiche o politiche: da una parte un'enfatizzazione del fatto per farlo diventare un fenomeno, dall'altro una semplificazione strumentale per affermare atteggiamenti e idee pro e contro il razzismo.
Torino ha già vissuto il problema dell'immigrazione a partire dagli anni '50 e i quartieri delle Vallette, della Falchera o di Mirafiori sono lì a testimoniare la portata del fenomeno.
Dopo tanti anni riaffiorano problemi analoghi a quelli già vissuti mezzo secolo fa, contrassegnati però da due fattori fondamentali: da una parte una marcata diversità etnica, religiosa e linguistica, dall'altra alcuni comportamenti di natura criminale, sui quali l'informazione ha dato intenso risalto e che sono stati immediatamente recepiti dalla popolazione come segnali di preoccupante emergenza e – conseguentemente – di diffidenza fino all'intolleranza.
La fotografia, al pari degli altri mezzi di comunicazione, può svolgere l'importante funzione di farci conoscere meglio la cultura di questi uomini che, da paesi "lontani", dominati dalla miseria e dalla violenza, tentano nelle nostre città di costruire per sé e per le loro famiglie un avvenire più sicuro e dignitoso.
L'operazione fotografica di Renzo Miglio, al di là della perizia tecnica che tutti gli riconoscono, assume un valore culturale e sociale che ci fa superare il piacere per la bella immagine.
Egli riprende i "nuovi venuti" nella loro vita quotidiana, per la strada o durante la preghiera, nei momenti di svago, come al lavoro. Tralascia il gusto per la cronaca ed il sensazionalismo, per sottolineare che la maggior parte di queste persone vive rispettando le regole della nostra società occidentale, pur conservando il naturale attaccamento alle proprie radici etniche.
Quelle di Miglio sono immagini di riavvicinamento e di conciliazione tra mentalità e culture distanti tra loro e ci dimostrano che "diverso" non significa necessariamente "nemico", ma può essere fonte di arricchimento, soprattutto quando è frutto di culture millenarie, come i calligrammi dei maestri cinesi ospiti di Big 2000
Torino, febbraio 2008 |