Nessuno può insegnare a un fotografo in quale momento deve premere il pulsante dell'otturatore, egli dovrà
apprenderlo da solo, tenendo presenti le occasioni mancate, dopo una lunga pratica. Per questo mestiere,
bisogna essere dotati di un particolare istinto, che consente di intuire il momento culminante di un evento,
dove posizionarsi e l'attimo dell'esecuzione. Perché se si fotografa soltanto per fotografare è meglio non
fotografare, altrimenti si avranno sempre delle immagini non piacevoli e di poco conto. Quando, poi in
seconda battuta, si esegue un tema fotografico ci si deve concentrare e dare attenzione ai valori compositivi,
disporre di interesse creativo e soprattutto interpretare. Nel realizzare una immagine che sia interessante e
significativa non bisogna fotografare, come già detto, solo perché si ha un apparecchio fotografico in mano,
ma vedere cosa abbiamo intorno, dove si è, cosa ci cattura, che sensazioni abbiamo da ciò che ci circonda, e
interpretare. L'interpretazione vuol dire che la fotografìa deve essere propria. In un certo senso la fotografìa si
fonda sul pregiudizio, perché la visione, che è all'origine sia della ripresa, sia dell'osservazione di una
immagine implica sempre un'interpretazione, quindi bisogna porre agli altri ciò che si è visto in quella scena
con la propria personalità, stile, creatività e racconto. Questo avviene da quando la fotografìa è stata
considerata arte, quindi soggetta a interpretazione del singolo autore. "Se si parte dalla fotografìa non si arriva
in nessun altro posto che alla fotografìa", così si esprimeva Ferdinando Scianna sostenendo che la fotografìa è
una maniera di vivere e che l'importante è ciò che racconti, non la fotografìa. Dalle più svariate e interessanti
tematiche fotografìche il fotografo-artista sa bene che oltre ad interpretare il suo lavoro deve nel contempo
recare un messaggio. Il genere fotografico di cui ci occupiamo in questa edizione di Soggettiva è la Street
Photography, la fotografìa di strada. Essa altro non è che una esplorazione della città, nei
movimenti della gente che ci vive e nelle staticità delle sue forme, e in questa tematica non è importante la
descrizione del luogo, ma il momento in quel luogo. Andare in strada, essere in strada fra la gente, sentire i
suoni, sentire gli odori, vedere i colori, vedere la luce che arriva di taglio fra un edifìcio e l'altro, ma anche i
silenzi e le strade vuote senza un'anima viva, e poi il fascino della notte. In questi spazi urbani è possibile
realizzare fotografìe piene di molte cose su cui l'occhio si può soffermare, o di poche cose essenziali, o
l'essenziale. E' qui che il talento del fotografo deve venire fuori con tutte le sue risorse tecniche, con i suoi
strumenti che verranno messi alla prova, in quanto questi elementi tecnici devono essere quasi un'estensione
dei sensi, infatti quando qualcosa accade bisogna essere pronti e in tali condizioni la dote più preziosa è la
tempestività, mai disgiunta però da una particolare sensibilità per gli esseri umani, che permette al fotografo
di cogliere la sostanza di una particolare situazione o evento. Di solito i soggetti sono uomini, donne, bambini,
anziani che vivono nell'ambiente che li circonda e nella loro realtà quotidiana, nella loro vitalità, nella loro
condizione umana, e questi soggetti che rappresentano il vivere della gente sono tra i più diffìcili da
realizzare. Ma anche l'assenza di personaggi e fotografìa di strada, ne è esempio, per citarne uno dei tanti, "La
Cancellata Bianca" di Paul Strand. Egli fotografò quella staccionata perché lo affascino e la ritenne "così
viva, così americana, un vero e proprio pezzo del paese". La fotografìa di strada nasce con le nuove e grandi
urbanizzazioni delle metropoli, vedi i fotografi francesi con Parigi e gli americani con New York, dove
trassero l'ispirazione dalla vita quotidiana e quindi dalla strada. Saranno poi gli americani a farne una "scuola", quella degli Street Photographers i quali si occupavano di fotografare persone per strada, quindi
rappresentare la vita umana nelle più svariate condizioni nelle grandi metropoli o nei piccoli centri abitativi,
considerando la dimensione dell'immagine fotografica nella sua dimensione sociologica. Ognuno utilizzò un
proprio metodo tecnico e interpretativo e si ingeniarono in diverse soluzioni nel momento del fotografare nel
dove mettersi e quando scattare, vuoi senza che il soggetto ne fosse al corrente oppure che esso ne fosse
consapevole, tenendo sempre però presente il fine che era quello di cercare di cogliere una qualità dell'essere.
Sono nate così grandi fotografìe da fotografi che hanno saputo, con la loro capacità, evocare piuttosto che
dire, suggerire piuttosto che spiegare le piccole e grandi storie che senza questo genere di fotografìa non
sarebbe stato possibile. Da sempre il fotografo nel realizzare le proprie immagmi, per qualsiasi genere di
fotografìa, ha molte soluzioni creative. C'è chi "imposta" la fotografìa inserendo elementi per costruire una scena, e qui sta la sua abilità perché non sembri artefatta, o meglio fìnta, o peggio ancora pacchiana. Questa
soluzione può impegnare per ore l'operatore, o anche intere giornate per mettere a, punto e migliorare i
particolari di una sola fotografìa. Oppure quella di "aspettare" la fotografìa, posizionandosi in appostamento
in un luogo precedentemente scelto per il taglio compositivo per la propria ripresa; l'attenzione alla luce,
all'angolazione, al presumere che si presenti la scena desiderata, e in questo caso si deve fare appello alla
pazienza per osservare a lungo e con grande intensità ciò che si vuole fotografare, a volte è possibile avvertire
in anticipo qualche peculiarità del soggetto e disporsi a catturarla. In quell'equilibrio di forme si aspetta il
ritmo, il movimento, gli elementi che faranno vivere l'immagine, quegli elementi che non saranno impostati
ma cercati. Poi c'è il colpo di fortuna, quello di "trovare" la fotografìa. In questo caso però ci sono due
componenti fondamentali: quello di trovarsi al posto giusto nel momento giusto e soprattutto avere sempre
con se lo strumento, l'apparecchio fotografico. Esistono anche altri metodi dove si possono ottenere buoni
risultati eseguendo riprese con la coda dell'occhio, alla cieca, oppure osando a bruciapelo, o anche perché no,
mettere la gente in posa. Quelle elencate sono tutte soluzioni valide dove il fotografo può scegliere la più
consona al proprio carattere, al proprio temperamento, alla sua disposizione di osare o passare inosservato
indipendentemente che usi il sistema fotografico tradizionale o quello digitale, perché l'importante è
l'immagine. Negli ultimi anni, con l'avvento del digitale, molti fotografi si accaniscono a sostenere che un
sistema è migliore dell'altro; c'è chi è passato alla nuova tecnologia ma anche chi è tornato indietro, oppure
non si è mai mosso da dove era; ribadisco tutto ciò non è importante per il risultato finale purché si conservi il fascino, la poesia, il prendere ancora in mano e sentire il supporto cartaceo della fotografìa, senza colonna
sonora, muta, e poterla osservare tutto il tempo che si vuole, arrivare ancora a parlarci assieme.
Noi fotografi
del Fotogruppo l'Iincontro anche quest'anno, dopo le passate due edizioni quella del Ritratto e del Paesaggio,
ci siamo messi alla prova in questa non facile tematica e nel visitare questa esposizione si potrà vedere come si è agito in questo nostro "salto in strada". Selezionando le fotografìe pervenute per l'esposizione e per la
stampa del catalogo abbiamo potuto constatare un buon livello interpretativo grazie anche all'aiuto, per bene
rappresentare questa manifestazione, di alcuni soci. Sono stati utili i consigli pratici di Renzo Miglio, i
suggerimenti tecnici di Fulvio Agrimonti e la lezione di Marco Roveretto sulla creatività per strada
raggiungendo così, dopo le prime perplessità, il traguardo espositivo. |